Termini e pandemia 3

Termini e pandemia 3

Attività amministrativa in genere

I termini di conclusione del procedimento amministrativo ai tempi del coronavirus – III parte

Continuiamo l’esame dell’art. 103 del D.-L. 17 marzo 2020, n° 18, recante misure di contrasto «all’emergenza epidemiologica da COVID-19».

Nei precedenti post si sono esaminate due delle tre previsioni che compongono il comma 1, rimasto immutato in sede di conversione. Vediamo adesso l’ultima delle tre, incastonata tra le due già esaminate. Essa così recita:

Le pubbliche amministrazioni adottano ogni misura organizzativa idonea ad assicurare comunque la ragionevole durata e la celere conclusione dei procedimenti, con priorità per quelli da considerare urgenti, anche sulla base di motivate istanze degli interessati.

La previsione è piuttosto oscura e presenta per tale motivo una portata e un ambito di operatività non immediatamente definibili.

Intanto è davvero paradossale che una previsione sollecitatoria ed acceleratrice venga inserita all’interno di un’architettura normativa che è, invece, finalizzata all’obiettivo opposto: dilatare la durata di taluni procedimenti amministrativi al fine di consentirne la “lavorazione” in presenza di una pandemia che ha improvvisamente costretto istruttori e dirigenti pubblici a forme inedite, non efficienti né efficaci, di lavoro “a” casa, ovvero “da” casa (c.d. smart working).

In realtà, da questo punto di vista, sorge il sospetto che il legislatore abbia tentato di “giocare d’anticipo”, legittimando ex ante – con l’allungamento dei termini per provvedere ottenuto mediante la sospensione degli stessi – possibili e forse inevitabili “sforamenti” delle durate normativamente previste. Il che avrebbe potuto generare in capo ai destinatari, laddove pregiudicati dal ritardo, diritti indennitari o, addirittura, risarcitori (v. art. 2-bis L. 241/1990).

Detto questo, per come la norma è collocata, in mezzo alle due disposizioni che dispongono la sospensione temporanea dei procedimenti in corso, un significato plausibile mi pare questo: ogni volta che sia possibile l’Amministrazione deve tentare di concludere questi procedimenti, una volta “maturi”, malgrado la sospensione (significativo in tal senso l’uso dell’avverbio «comunque»).

Meno facile dare un significato fattivo all’accenno alla «ragionevole durata».

Posto che la durata dei procedimenti è stabilita dalla legge o dalla stessa Amministrazione, questa durata è certamente (da qualificare come) «ragionevole». Ma, se così fosse, la norma non aggiungerebbe nulla, limitandosi nella sostanza a dire a ciascuna Amministrazione: «Concludi i procedimenti che hai in corso entro il termine di legge o che tu stessa hai fissato, fruendo – se ti serve – della sospensione che ti ho appena concesso per la pandemia».

Forse, anche in questo caso, siamo al cospetto di un invito a non far durare (inutilmente) troppo, in virtù della sospensione ex lege, un procedimento amministrativo che sarebbe già “maturo” per essere concluso mentre il termine è sospeso ex lege.

Questo stesso potrebbe essere il significato anche della locuzione «celere conclusione», che ben potrebbe attagliarsi ad una conclusione anticipata del procedimento già perfezionato, ossia ad una conclusione che intervenga prima dello spirare del termine massimo previsto.

Infine l’«urgenza». La norma impone all’Amministrazione procedente di considerarla nel definire, pur a termini sospesi, i procedimenti in corso. La norma fa carico all’interessato di segnalarla in sede di istanza (oppure anche con un atto successivo ad hoc?), altrimenti – par di capire – si deve seguire il criterio classico, che è quello cronologico: prima arrivato, prima servito.

Ma l’«urgenza» è quella soggettivamente percepita da chi chiede (che potrebbe anche non essere un’urgenza obiettiva e realmente esistente), o piuttosto quella che dal proprio punto di vista, che è diverso, l’Amministrazione coglie nella domanda del privato e discrezionalmente valuta, magari negandone motivatamente la sussistenza? E ancora: davvero la norma impone all’Amministrazione di istruire prima (così da chiudere, possibilmente, prima) il procedimento avviato dopo sol perchè dichiarato «urgente» dall’interessato?

Sono domande cui, allo stato, è difficile dare risposta. L’operato dell’Amministrazione potrebbe scoprire il fianco a contestazioni basate sulla violazione, quanto meno, dei principi di eguaglianza e di buon andamento.

Vuoi saperne di più? Contattami!

Start typing and press Enter to search

Shopping Cart
Invia
Ciao,
Come possiamo aiutarti?