Edilizia ed urbanistica – D.i.a. o S.c.i.a.

Edilizia ed urbanistica – D.i.a. o S.c.i.a.

Edilizia ed urbanistica - D.i.a. o S.c.i.a.

Può essere prescritta una D.i.a. (o suna S.c.i.a.) per mettere a dimora degli alberi?

«D.i.a» è un acronimo che significa: «Dichiarazione di inizio attività»; nel 2010 ha mutato nome assumendo quello di «S.c.i.a.», che sta per «Segnalazione certificata di inizio attività».
In edilizia è un atto che chi intende avviare un intervento presenta al Comune per illustrare le opere in progetto; ricevuta la segnalazione, il Comune esamina l’intervento e:

– se lo trova conforme alla disciplina urbanistico-edilizia può non far niente, l’intervento intendendosi, in tal modo, assentito;

-altrimenti vieta la prosecuzione dei lavori.

D.i.a. e S.c.i.a. possono riguardare anche interventi non strettamente edilizi. È quanto avviene in un Comune montano del Veneto, il cui regolamento edilizio assoggetta a D.i.a. le «piantumazioni».
In applicazione di tale previsione l’Ente ha richiesto l’abbattimento di alcuni abeti rossi che l’incauto proprietario aveva piantato senza presentare la prescritta D.i.a..
Sorto giudizio dinanzi al T.A.R. Veneto, il Comune ha spiegato la propria norma regolamentare adducendo l’opportunità di evitare l’insediamento di specie arboree ombrose che, ostacolando l’esposizione al sole delle pubbliche strade, nelle stagioni invernali consentirebbero la formazione e la persistenza di ghiaccio (grazie alla D.i.a. tali interventi botanici verrebbero preventivamente controllati)
Il Consiglio di Stato (sentenza n° 429/2020) ha condiviso la lettura della norma abbracciata dal T.A.R.: essa andrebbe interpretata nel senso che la D.i.a. è richiesta solo per la messa a dimora di piante nuove, ossia prima non esistenti, oppure diverse da quelle in precedenza insediate; non anche per la sostituzione di piante morte con altre vive ma della stessa specie.
In questo secondo caso, infatti, si avrebbe non già una trasformazione urbanistica ma, esattamente al contrario, la ricostituzione della situazione preesistente (preesistente, cioè, alla morte degli alberi sostituiti): il che renderebbe superfluo il controllo comunale. Diverso invece il primo caso, nel quale si avrebbe una vera e propria trasformazione urbanistica, che proprio per questo sarebbe ragionevole assoggettare al preventivo vaglio dell’Ente, a salvaguardia di un interesse pubblico superiore.
La conclusione non mi convince: se finalità della norma è davvero quella di salvaguardare la sicurezza della circolazione stradale, come dice il Comune, allora:

a) questa non è materia di regolamento edilizio, che secondo l’art. 4 T.U. dell’edilizia «deve contenere la disciplina delle modalità costruttive, con particolare riguardo al rispetto delle normative tecnico-estetiche, igienico-sanitarie, di sicurezza e vivibilità degli immobili e delle pertinenze degli stessi»;

b) l’interesse pubblico che il Comune afferma di aver voluto curare introducendo la norma in questione, interesse relativo, in sostanza, alla sicurezza della circolazione stradale, potrebbe essere pregiudicato anche dalla piantumazione di piante uguali a quelle morte, nel momento in cui sia le une, sia le altre fossero caratterizzate da una chioma oscurante.

In tal caso, infatti, seguendo il ragionamento del Giudice amministrativo una situazione pericolosa potrebbe essere perpetuata senza bisogno di D.i.a.; per converso, irrazionalmente, la messa a dimora di piante diverse o nuove, ma prive di effetti coprenti del manto stradale, pur non arrecando pregiudizio di sorta alla sicurezza della viabilità, sarebbe subordinata a controllo comunale e, quindi, a D.i.a..
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